FIAT QUANTO CI COSTI?

Come la grande industria privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti

(Stampa Alternativa, ottobre 2002)

 

Presentazione

 

Soltanto pochi mesi fa le prime pagine dei quotidiani ed i titoli dei telegiornali hanno dato notizia della grave crisi di Fiat e della sua conseguentemente necessaria ristrutturazione. Ristrutturazione "epocale", a detta degli analisti e dell'amministratore delegato Cantarella, oggi sostituito da Galateri. Per alcuni giorni la parola d'ordine è stata: niente paura, gli esuberi sono soltanto 2.800. Un po' poco per una ristrutturazione che si annuncia come la più imponente nella storia della casa torinese. Poi si è precisato che vi sarebbe stata anche Cassa integrazione per 10mila dipendenti, ma solo per pochi mesi. Tutto è stato allora più chiaro: anche nel 1980 doveva essere così. Le dichiarazioni di allora erano le stesse di oggi, ed in Cassa integrazione finirono in 25mila. Nessuno mise mai più piede in fabbrica, nonostante mille rassicurazioni. Qualche anno più tardi fu Cesare Romiti a far luce sull'episodio, scrivendo nel suo libro "Quegli anni alla Fiat", Rizzoli, 1988: "Eravamo perfettamente consapevoli che una parte dei lavoratori in Cassa integrazione guadagni non avrebbe mai potuto essere nuovamente impiegata nella FIAT". Ammissione di dolo, dunque. Lo stesso era accaduto nel 1974 e nel 1977. Lo stesso accadde nel 1992-93. Lo stesso rischia di accadere in queste ore.

 

Ma perché quando una grande impresa va in crisi ricorre alla Cassa integrazione? Quelle stesse crisi sono realmente tali? Si potrebbero affrontare con altri strumenti? Come si spiega il successo di un istituto caratterizzato dalle cifre richiamate in apertura e da quelle, in gran parte inedite, che forniremo nelle prossime pagine? (Successo, si badi bene, condiviso da ogni parte: si tratti del ministro Maroni o dell'ultimo volantino della Cgil, nel quale si chiede "l'estensione della Cassa integrazione a tutte i settori e alle imprese di tutte le dimensioni."). Perché l'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea nel quale la tutela contro la disoccupazione involontaria non è universalistica, ma particolaristica, in altre parole vincolata alla tipologia dell'impresa per la quale si lavora?

 

Questo dossier ha l'obiettivo di avviare su questi interrogativi un dibattito da troppo tempo atteso, spiegando, sulla scorta dei dati, come funziona il sistema del quale la Fiat e tutta la grande industria italiana si servono per privatizzare i profitti e socializzare le perdite.

 

 

Indice

 

1. Riferimenti essenziali all’evoluzione normativa della Cassa integrazione 

2. Riferimenti giurisprudenziali essenziali

3. Prassi amministrative: la “contrattazione” della Cig

   3.1 Provvedimenti ad hoc, recanti “il nome del caso”

   3.2 Simulazione delle cause integrabili

   3.3 Il ruolo attribuito dalla legge al sindacato

4. La “costituzione materiale” della Cassa integrazione: i dati

   4.1 Cassa integrazione ordinaria

   4.2 Cassa integrazione straordinaria

   4.3 Relazione tra Cassa integrazione e ciclo economico

   4.4 Relazione tra Cassa integrazione straordinaria e ristrutturazioni

   4.5 In sintesi, dunque, i dati ci mostrano che…

   4.6 Il finanziamento della Cassa

5. Violazione della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato alle imprese e all’occupazione

   5.1 Aiuti di Stato alle imprese

   5.2 Aiuti di Stato all’occupazione

Post scriptum. I dati che avremmo presentato… se fossero stati disponibili

Allegato

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