Pensioni, De Lucia: giù le mani dalla riforma Monti-Fornero. E’ vero che la storia insegna: solo che i sindacati non hanno imparato nulla

Dichiarazione di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani

È vero, come dice Susanna Camusso, che la storia insegna molte cose: le insegna soprattutto a chi le voglia e le sappia apprendere. I sindacati, evidentemente, non hanno imparato nulla.

Se oggi il governo Monti è stato costretto a riformare le pensioni con una sorta di “superscalone”, questo è accaduto perché nel 1994 i sindacati dissero no alla riforma delle pensioni, nel 1995 i sindacati costrinsero Dini a fare una riforma che scaricasse tutto il peso e i costi sulle generazioni più giovani (che non votano, non sono rappresentate e… non sono iscritte alla Cgil!), nel 2004 per evitare l’opposizione dei sindacati Maroni previde uno “scalone” che sarebbe entrato in vigore nel 2008, nel 2007 i sindacati costrinsero Prodi, con il protocollo, a sostituire lo “scalone” con i più blandi “scalini”, per continuare a mandare ila gente in pensione a 60 anni, facendo pagare il conto a precari, parasubordinati e autonomi non iscritti a Ordini: questi ultimi in tanti non avranno che la pensione sociale.

Domandina: come mai invece Susanna Camusso, che alla luce dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera lunedì scorso sa benissimo cosa sono i contributi silenti, a quanto ci consta non ha mai pronunciato pubblicamente questa parola in tutta la sua vita? Per non parlare della riforma universalistica degli ammortizzatori sociali, contro le casse integrazioni date discrezionalmente agli amici o, sempre, “in deroga” nelle situazioni di emergenza.

Un consiglio, certo non richiesto: Camusso, Bonanni e Angeletti si facciano un giro dai loro dirigenti locali. Scopriranno che a volte questi ultimi sono su posizioni di qualche anno-luce più avanzate delle loro.

Al Presidente Monti e al ministro Fornero ci appelliamo perché non si facciano passi indietro sulla riforma delle pensioni e si facciano invece, prestissimo, passi in avanti sulle riforme strutturali, anticorporative, per la concorrenza, per la crescita, contro i conflitti di interesse e le rendite di posizione che affamano il nostro Paese.

Roma, 24 dicembre 2011

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