Lavoro, De Lucia: perché sindacati e Confindustria non diffondono i dati relativi alle clausole di rientro dalla Cassa integrazione straordinaria? Monti e Fornero sono sulla strada giusta, la percorrano fino in fondo: no ai “parcheggi”, sì alle politiche attive del lavoro. Benissimo il Presidente del Consiglio su Fiat

3 angeletti+bonanni+camusso
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Nota di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani

Di fronte ai dati spaventosi relativi al ricorso alla Cassa integrazione diffusi dalla Cgil (a febbraio 82 milioni di ore, +49,1% rispetto a gennaio, +5,16% rispetto a un anno fa, 400.000 lavoratori coinvolti; i dati suddetti comprendono la Cassa sia ordinaria che straordinaria) e alle contemporanee barricate alzate dal sindacato contro la riforma del lavoro, s’imporrebbe alla stessa Cgil (e alla Cisl, e alla Uil, e all’Ugl) di rispondere a qualche domanda: quando chiedono la Cassa integrazione straordinaria, le imprese e i sindacati devono indicare anche le “clausole di rientro” (Legge 164/1975), devono cioè dire quanti lavoratori potranno rientrare sul posto di lavoro, e quando. Sono i sindacati in grado di fornire la serie storica dei dati relativi al rispetto delle suddette clausole? Sono in grado di dire quanti posti sono stati salvati negli anni con la Cassa integrazione straordinaria, mentre le grandi imprese proprio grazie a quello stesso istituto privatizzavano i profitti e socializzavano le perdite? Gli stessi quesiti, con la stessa gravità, valgono per Confindustria, beneficiaria più di ogni altro della spesa pubblica clientelare generosamente elargita dalla partitocrazia.

La domanda da noi posta ha un corollario non proprio da niente: come sarebbe oggi l’Italia, e come potremmo affrontare la crisi, se la Corte costituzionale nel 1993 non avesse impedito ai cittadini di votare il referendum radicale per l’abolizione della Cassa integrazione straordinaria? Il risultato di quell’opera da killer è che sulle politiche attive del lavoro in Italia siamo fermi all’età delle caverne: si sono spesi fiumi di denaro per tenere i lavoratori (ormai ex) in un vero e proprio parcheggio, fino al pensionamento (spesso pre-). L’augurio è che Monti e Fornero possano procedere fino in fondo sulla strada che hanno annunciato di voler intraprendere: spendere quel denaro per ammortizzatori universali e per promuovere politiche attive del lavoro (se non crei ricchezza, cosa distribuisci?).

Post scriptum. Oggi il Presidente Monti ha dichiarato che “Il rapporto tra l’Italia e la Fiat non è stato sempre sano. Non e’ stato sano impedire che acquirenti stranieri si interessassero a una società produttiva italiana (…). È stato improprio che lo Stato intervenisse con i denari del contribuente per tranquillizzare i proprietari e i lavoratori. Questo e’ avvenuto tantissime volte e anche per la Fiat. E questo e’ esattamente quello che io devo impedire, come Presidente del Consiglio e come Ministro delle Finanze”.  È quanto noi Radicali denunciamo (e documentiamo) da oltre trent’anni: che oggi le stesse parole vengano pronunciate dal Presidente del Consiglio in carica è un fatto di straordinaria importanza. Che i cittadini – salvo gli ascoltatori di Radio Radicale e pochissimi altri – non abbiamo potuto conoscerle, ha impedito che i Radicali potessero essere scelti per governare questi problemi politicamente, invece che… “tecnicamente”.

Roma, 17 marzo 2012

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