Scandalo Bossi, De Lucia: già vent’anni fa Bossi e Patelli ebbero qualche problema (e relativa condanna) con i finanziamenti. La Lega è il più “romano” dei partiti: clericale, corporativo, conservatore, imbottito di soldi pubblici

Nota di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani, autore del libro Dossier Bossi-Lega nord

L’inchiesta in corso è appena iniziata: vedremo se la stessa darà luogo a un processo, quali saranno le responsabilità effettivamente accertate e se vi saranno condanne. Intanto, però, vanno ricordati alcuni fatti:

-  non è la prima volta che la Lega ha problemi con i finanziamenti: all’inizio degli anni ‘90, Bossi e i suoi cavalcarono l’onda di “mani pulite” con un tifo da stadio e con tanto di cappio sventolato in Parlamento; la musica cambiò – con annesse minacce ai magistrati (“Dalle mie parti una pallottola costa 300 lire”, disse il capo leghista)  – con l’arresto dell’allora tesoriere Alessandro Patelli, accusato di violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti per aver incassato duecento milioni di lire dalla Montedison. Il 27 ottobre del 1995 Bossi e Patelli furono entrambi condannati a otto mesi. Possibile che nessuno o quasi nelle ultime 48 ore se ne sia ricordato?

-  Mentre tutta l’informazione di regime andava dietro a Bossi, “entrato in politica per debiti”, come un cagnolino, i leghisti si rendevano via via protagonisti, solo per dirne alcune, e senza che la cosa risultasse di grande interesse per tg e giornali: della reintroduzione del finanziamento pubblico ai partiti contro la volontà espressa dai cittadini nel referendum Radicale del ’93; della peggiore legge elettorale della storia d’Italia (la “porcata” di Calderoli); di una svolta ultraconservatrice e ultraclericale (confortata dal prezioso impegno di Fazio e Fiorani per il salvataggio della banca leghista Credieuronord); di un “federalismo”, usato non per unire ma per dividere, che di federalista ha solo il nome; di una occupazione del potere tanto capillare da far impallidire Dc e Pci: banche, fondazioni, consigli di amministrazione, municipalizzate, enti locali. Hanno messo le mani sul pubblico e abbandonato i privati: non a caso i piccoli imprenditori in crisi si tolgono la vita, e la Lega boicotta ogni tentativo di risolvere il problema del ritardo nei pagamenti. Da ultimo, gli “investimenti” di Belsito in Tanzania sono stati preceduti dalla speculazione edilizia in Croazia, dall’affare del casinò a Pola e dal tentativo di finanziarsi con il bingo.

Bossi ha potuto strumentalizzare il malcontento dei cittadini (e soprattutto dei militanti e degli elettori che lo hanno sostenuto) per costruire una macchina di potere e di consenso imbottita con i finanziamenti di “Roma ladrona”. Aveva ragione Ernesto Rossi quando scriveva: “In fondo è l’italiano tipico, risultato di tanti secoli di servitù e di educazione cattolica, che cambiando continuamente padrone, ha imparato che per vivere più tranquillamente conviene rinunciare ad ogni personalità morale. È l’ italiano tipico che ammira, perché ci si riconosce, chi per acquistare popolarità e farsi avanti, sostiene che si debba “strozzare l’ ultimo re con le budella dell’ultimo prete” ed una volta che sia arrivato al potere diviene il più fidato sostenitore del trono e dell’altare e fulmina tutti coloro che ne mettono in dubbio l’ assoluta autorità.

Roma, 6 aprile 2012

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