Lavoro, De Lucia (radicali): bene il ministro Giovannini sulla Cassa integrazione. Occorre procedere al superamento dell’istituto, espressione di una politica consociativa, corporativa, discriminatoria e assistenziale. È indispensabile che il Parlamento possa finalmente disporre dei dati che da anni chiediamo di conoscere, dal rispetto delle clausole di rientro a quali siano le imprese che hanno beneficiato di denaro pubblico, in che misura, per quanto tempo e con quali risultati

Nota di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani, autore del libro “Fiat quanto ci costi”

Le dichiarazioni rilasciate oggi dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sulla Cassa integrazione, rappresentano – potenzialmente – una importante rottura di continuità. Da una parte, si sottolinea l’inopportunità di “rifinanziare l’istituto senza rivisitarlo”; dall’altra, sembra emergere la consapevolezza di quanto da noi più volte denunciato negli anni: la Cassa integrazione straordinaria è stata regolarmente concessa anche in assenza delle condizioni e dei requisiti previsti dalla legge. In particolare, la legge n. 223/1991 imponeva alle imprese richiedenti di dire “tutto e subito”: nel caso di esuberi definitivi, lo strumento avrebbe dovuto essere quello della mobilità; nel caso di eccedenze temporanee, e solo in quel caso, si sarebbe potuto accedere alla Cassa integrazione, prevedendo delle “clausole di rientro” (quanti lavoratori torneranno al loro posto? E quando?). Nulla di tutto questo è accaduto, con grandi imprese, partiti e sindacati a reggersi vicendevolmente il gioco.

La Cassa è uno strumento profondamente inefficiente e iniquo, perché crea una profonda discriminazione sia tra i lavoratori che tra le imprese, ed è per questo che negli ultimi anni la gran parte degli interventi è stata concessa “in deroga”: in caso contrario, la maggior parte dei soggetti ne sarebbe stata esclusa. Ci auguriamo che, a partire dalle parole del ministro Giovannini, si proceda ad una profonda riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, prevedendo finalmente uno strumento unico indirizzato al sostegno del reddito e al reinserimento lavorativo dei soggetti disoccupati senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratti di lavoro, integrato, sulla base del modello di welfare to work, alle politiche attive del lavoro e a un regime sanzionatorio dei comportamenti elusivi dell’impegno a una ricerca attiva del lavoro da parte del disoccupato.

Perché questo possa accadere, è indispensabile che il ministero del Lavoro metta se stesso nelle condizioni di “conoscere per deliberare”, dotandosi con urgenza di una banca dati, ancora oggi inesistente, che consenta di avere il quadro complessivo dell’utilizzo e degli effetti della Cassa integrazione guadagni straordinaria, indicando, per ciascuna delle imprese che abbiano usufruito almeno una volta dell’istituto: il numero di richieste effettuate; il numero di domande accolte, con le motivazioni; il numero di domande respinte, con le motivazioni; se vi siano state proroghe, e quanto lunghe; le causali di intervento; l’esito delle clausole di rientro (in quale misura rispettate, in quale misura no, e perché; l’esito del processo sostenuto dall’intervento di Cigs (ripristino della profittabilità, cessazione volontaria di attività, fallimento); se precedentemente all’intervento della Cassa (suggeriamo di considerare un periodo di almeno 3-4 anni) l’impresa abbia proceduto ad assunzioni in misura consistente.

Siamo certi che ne emergerebbe un quadro… assai interessante.

Roma, 16 maggio 2013

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