Lavoro, De Lucia (Radicali italiani): le anticipazioni sui prossimi interventi del governo vanno nella direzione giusta. Il precariato non si cancella con un tratto di penna o con una riga di una legge: illudersi di poterlo fare, significa provocare più disoccupazione e più lavoro nero

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21

Dichiarazione di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani

La riforma Fornero, nella parte relativa al mercato del lavoro, ha scontato una presunzione ed una illusione: quella di poter ridurre o addirittura riassorbire il precariato con un semplice tratto di penna. La stessa illusione che i sindacati per primi rivendo ai loro iscritti e a tutti i cittadini.

I fatti hanno dimostrato che questo sistema non funziona: irrigidire, a tassazione invariata, ad articolo 18 invariato, a diritto “storico” del lavoro invariato (leggasi: tempo indeterminato) la disciplina dei contratti a progetto, del tempo indeterminato, delle partite iva (una partita Iva che svolge periodi di lavoro superiori a 8 mesi in un anno ripetuti per due anni viene considerata lavoro dipendente; il compenso ricevuto da uno stesso datore di lavoro non può superare l’80% del fatturato complessivo del collaboratore, il quale non può avere un posto fisso in azienda, e vincoli simili sono presenti nelle collaborazioni a progetto e nella associazioni in partecipazione), addirittura del contratto di apprendistato, determina il solo effetto di far aumentare la disoccupazione e il lavoro nero.

Le anticipazioni che fino ad ora sono filtrate rispetto ai prossimi interventi del governo sulla materia, vanno nella giusta direzione, ma è necessario più coraggio. Un solo esempio, ma molto molto concreto: il tempo determinato oggi prevede l’avvio senza causale solo per il primo rapporto e per una durata non superiore a 12 mesi, e non sono ammesse proroghe. Chi ha lavorato fino a 6 mesi in un’azienda, se vuole ripartire con lo stesso datore di lavoro, deve far passare un intervallo di 60 giorni, che diventano 90 se il contratto precedente è durato più di 6 mesi. Pare che il governo voglia ridurre gli intervalli a un periodo di 20 o 30 giorni. Bene, in quei 20-30 giorni (di ipocrisia) il malcapitato o lavorerà in nero, o verrà assunto qualcun altro al posto suo: sarebbe quindi il caso, questa volta, di fare le cose per bene, per non perdere un’altra occasione e, soprattutto, altri posti di lavoro.

Roma, 21 maggio 2013

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