Sulla ineleggibilità di Berlusconi

Considero i discorsi di questi giorni sull’ineleggibilità di Berlusconi giuridicamente fondati, ma politicamente demenziali: arrivano “a babbo morto”, dagli stessi che hanno contribuito da vent’anni a garantirgli l’eleggibilità. Riporto qui sotto alcuni estratti dal mio libro del 2008, “Il baratto” (Kaos edizioni).

Ineleggibilità 1994 – Dal libro “Il baratto”, pag. 192-193

Per capire meglio l’andamento di questa cruciale seduta della Giunta per le elezioni del luglio 1994, è opportuno ricorrere all’agenzia giornalistica Ansa, che quello stesso giorno spiega:

La proposta di respingere i tre ricorsi è stata approvata con 14 voti a favore, 4 contrari e 2 astenuti. I tre ricorsi, uno presentato da un candidato e due da elettori, presupponevano che l’elezione di Berlusconi non rispettasse le norme sull’ineleggibilità in quanto titolare di concessioni pubbliche… Alfonso Pecoraro Scanio (Progressisti) ha spiegato che «alla fine si è ritenuto che Berlusconi non violasse la norma sulla ineleggibilità perché la legge parla di proprietario unico e non di società». La Giunta per le elezioni è formata da 30 deputati: 8 progressisti, 6 della Lega, 5 di Alleanza nazionale, 5 di Forza Italia, 2 Popolari, 2 di Rifondazione comunista, 1 esponente dei cristiano-democratici e 1 del gruppo misto. Al momento del voto erano presenti in aula 20 deputati. Tra i voti a favore anche quelli dei due esponenti del Partito popolare, mentre Pecoraro Scanio ha criticato «la rassegnazione delle opposizioni». Pecoraro Scanio ha infatti detto che «se tutti i 13 esponenti delle opposizioni, compresi i due popolari, fossero stati presenti alla votazione, la proposta di Vito, favorevole a bocciare i ricorsi, sarebbe stata respinta»… Elio Vito, relatore che ha seguito i ricorsi riguardanti la ineleggibilità di Berlusconi, ha successivamente commentato il risultato della Giunta: «Nel comitato che ha istruito e seguito i tre ricorsi, la mia proposta di respingerli è stata accolta all’unanimità, compresi il rappresentante dei Progressisti e quello del Partito popolare. Si è trattato, infatti, di una valutazione strettamente giuridica e non politica, in base alla quale è emerso chiaramente che per Silvio Berlusconi non ricorre alcuno dei casi previsti dalla legge del 1957 sulla incompatibilità».

In pratica, ricorrendo al risibile cavillo per cui Berlusconi non beneficia delle concessioni televisive «in proprio» (cioè in prima persona) e non ricopre la carica di «rappresentante legale» della Fininvest, la Giunta ha aggirato lo spirito della legge, e ha potuto farlo con la complicità dei rappresentanti dell’opposizione (gli ex comunisti del Pds e gli ex democristiani del Ppi). Per gli azzeccagarbugli della Giunta, insomma, ineleggibile non è l’effettivo proprietario della Fininvest beneficiaria delle concessioni televisive, bensì il top manager Fedele Confalonieri… Naturalmente nessuna televisione nazionale si occupa del tema, né dedica un solo minuto alla notizia della seduta della Giunta. Silenzio censorio anche da parte de “l’Unità” diretta da Walter Veltroni, che anzi fa di più: invece di informare i suoi lettori dell’accaduto, dedica mezza pagina a Fedele Confalonieri il quale, ascoltato lo stesso 20 luglio dalla Commissione parlamentare di vigilanza Rai, ha dichiarato: «Il duopolio è ok, bisogna lasciare le cose come stanno, e la Fininvest diventerà una public company»; il giornale fondato da Gramsci e diretto da Veltroni riporta con generoso risalto le teorie del presidente della Fininvest senza farle seguire da una sola riga di commento critico.

Durante l’estate del 1994 il leader radicale Marco Pannella, nel corso di una intervista, dichiara: «Veltroni si ritiene e viene considerato liberal solamente perché è un consociativista convinto, un Rai-tivuista. È “pluralista”, non laico e liberale. Tranne che per le letture che propone, schizofrenicamente, a copertura di una politica tutta altra… Walter [è molto più togliattiano di D’Alema perché] è uno del tipo: “Nessun nemico a destra, nessun nemico persino a sinistra”… tranne i liberali! Così lui può almeno immaginare di diventare liberal per occupare meglio lo spazio».

Ineleggibilità 1996 – Dal libro “Il baratto”, pag. 198-200

Il problema della ineleggibilità di Berlusconi (rieletto alla Camera e adesso capo dell’opposizione) ritorna all’esame della Giunta – stavolta a maggioranza di centro-sinistra

– il 17 ottobre 1996. Ecco il verbale della seduta:

Il coordinatore del Comitato per le ineleggibilità, Enzo Trantino (An), rileva che le questioni interessate dai ricorsi per ineleggibilità ex articolo 10, commi 1 e 3, del testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati, sono state già oggetto di esame da parte della Giunta delle elezioni nella passata legislatura. La Giunta, nella seduta del 20 luglio 1994, esaminò i ricorsi proposti avverso l’eleggibilità dell’onorevole Silvio Berlusconi. Il relatore del tempo ebbe a riferire che il Comitato per le eleggibilità e le incompatibilità aveva valutato all’unanimità infondati i ricorsi, ritenendo che l’articolo 10 del testo unico non fosse applicabile all’interessato in quanto l’inciso «in proprio» doveva intendersi «in nome proprio», e quindi non applicabile all’onorevole Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni radiotelevisive in nome proprio e che la sua posizione era riferibile alla società interessata [la Fininvest, ndr] solo a mezzo di rapporti di azionariato. Nella discussione si evidenziò, da parte di vari componenti, che in materia di diritti soggettivi pubblici e, in particolare, di elettorato passivo, non sono consentite interpretazioni estensive e che l’espressione «in proprio», di cui alla norma di legge, non si riferisce al fenomeno delle società e tanto meno può essere richiamato nei casi di partecipazioni azionarie dirette. Tali posizioni risultavano coerenti con le sentenze della Corte costituzionale 15. La Giunta di allora, di conseguenza, respinse a maggioranza i ricorsi proposti. Osserva che, ad oggi, il Comitato per le eleggibilità e le incompatibilità, in sede di esame preliminare di alcuni reclami presentati, ha convenuto a maggioranza sui princìpi richiamati e ha quindi preso atto dell’insussistenza di ipotesi di ineleggibilità per i ricorsi ex articolo 10, commi 1 e 3, del citato testo unico, in considerazione dell’assenza di titolarità “in proprio” delle posizioni giuridiche interessate dalla norma. Il Comitato ha preso altresì atto della non ricorrenza, per i deputati interessati, dei presupposti di fatto per configurare ipotesi di ineleggibilità. Per tali motivi comunica che il Comitato propone l’archiviazione per manifesta infondatezza dei reclami presentati avverso l’eleggibilità del deputato Berlusconi [...].

Il deputato Maria Carazzi (Rifondazione comunista) rileva che per alcuni casi trattati dal Comitato si è potuto rilevare il superamento di fatto della posizione di eventuale ineleggibilità, mentre non è dato disporre di un riscontro analogo per la posizione del deputato Berlusconi, specie in quanto non è dato conoscere le situazioni relative alla proprietà e al controllo della società concessionaria dell’emittenza radiotelevisiva. In tale quadro ritiene che si debba innanzitutto ragionare sulla locuzione «in proprio» di cui all’articolo 10 del testo unico delle leggi elettorali, e quindi successivamente valutare se è sufficiente una dichiarazione dell’interessato circa la sua posizione, ovvero se non sia doveroso e utile acquisire dati, anche di provenienza del dichiarante, in ordine ai rapporti con la società concessionaria [la Fininvest, ndr] e all’intreccio azionario. Per tali motivi si dichiara contraria all’immediata archiviazione dei reclami avverso l’eleggibilità del deputato Berlusconi [...]. Il deputato Giuseppe Rossiello (Pds) ritiene che la Giunta sia chiamata ad applicare la norma di legge e che quindi, anche sulla base della documentazione disponibile, non sussistano per i casi in esame i presupposti di ineleggibilità. Certo, a suo avviso va riordinata la legislazione sull’elettorato passivo, intervenendo nella fase della presentazione della candidatura.

Si dichiara quindi favorevole alla proposta del Comitato. Il deputato Luigi Massa (Pds) sottolinea che la questione in esame può essere risolta solo modificando la normativa del testo unico delle leggi elettorali, nel senso di attualizzare le disposizioni del tempo che furono volute dal legislatore senza potere avere in mente le situazioni odierne. Condivide quindi la posizione del collega Trantino (An), affermando che oggi ci si deve limitare all’interpretazione possibile della norma: interpretazione che, anche sulla base degli indirizzi della Corte costituzionale, non può che essere restrittiva [...]. La Giunta delibera quindi a maggioranza di archiviare per manifesta infondatezza i reclami presentati avverso l’eleggibilità del deputato Berlusconi [...].

La nuova decisione della Giunta, questa volta a maggioranza di centro-sinistra, viene passata sotto silenzio da giornali e tv. Partecipa al silenzio censorio anche il vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni.

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