Hyde Park Corner del 10 giugno 2013: sbobinatura della parte relativa al “caso” referendum

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Per massima chiarezza e correttezza, e con la ferma intenzione di non alimentare polemiche dannose e inutili rispetto al solo risultato che mi interessa: portare a casa le firme su tutti e dodici i referendum. Fermo restando che sollevare un problema, quando si ritiene che qualcosa non vada, e farlo alla luce del sole, mi pare – eventuali eccessi verbali a parte – non solo doveroso, ma anche corretto e responsabile.


Andrea De Angelis
– Prima di andare da Massimiliano Iervolino e di parlare del suo libro io volevo fare una domanda a Michele perché, come molti di voi sapranno, la scorsa settimana Michele ha rilasciato un’ intervista ad una emittente televisiva telematica LiberiTV fatta da radicali, che segue le vicende radicali da molto tempo, un’ intervista in cui i Michele ha parlato di referendum, ha parlato degli ultimi sei quesiti depositati quelli sulla giustizia, intervista che è stata ripresa anche da formiche.net. Intervista che è stata ripresa e travisata. Michele ha anche avuto modo di precisare su formiche.net qual era la sua posizione. Marco Pannella, probabilmente l’avrete sentito ieri nel corso della conversazione settimanale, e prima ancora in collegamento dopo stampa e regime con cui Marco Cappato aveva letto quanto l’Unità riportava di questi passaggi, Marco Pannella in questi due collegamenti ha avuto modo di commentare questa posizione attribuita a Michele e in parte di Michele. La domanda che voglio farti io è questa, ed è la domanda dall’ uomo del popolo mettiamola in questi termini, c’è un problema fra te e Pannella in questo momento?

Michele De Lucia – No, non c’è “un problema tra me e Marco” in questo momento, e non si tratta di un problema personale nel modo più assoluto. Io ho sollevato una questione tutta e solo politica, e rispetto a questa questione tutta e solo politica voglio partire dall’inizio. Il punto di partenza è questo: io l’ho detto in riunione, ho continuato a dirlo in ogni sede e in ogni occasione, che sono felicissimo per il deposito dei sei quesiti referendari sulla giustizia, felicissimo, e li considero, da radicale iscritto dal 1990, e quindi non da 10 o 15 anni ma da 24, al 100% miei, fanno parte del mio sangue, del mio respiro, della mia storia e delle mie idee e su questo proprio non c’è discussione. Ne sono felice intanto per il merito dei quesiti, e ho detto in riunione che considero il deposito di questi quesiti come una occasione da cogliere per tanti motivi, compreso anche il fatto che il primo pacchetto, l’ho detto in diverse occasioni pubbliche, bello, solido, importante, aveva comunque un taglio che rischiava, in quanto tale, di schiacciarci troppo, nemmeno “a sinistra”, ma su una parte della sinistra. Quindi questa apertura mi sembrava molto opportuna e molto condivisibile. L’ho detto e lo ripeto perché lo penso. Nella stessa riunione che abbiamo avuto la settimana scorsa, oltre a dire questo esattamente con queste parole, ho detto anche che ero molto lieto che i convocatori si fossero ricordati in quella occasione il mio e il nostro numero di telefono, ma che ero molto dispiaciuto per il fatto che lo stesso numero di telefono se lo fossero dimenticato al momento della preparazione dei quesiti, della decisione di presentarli e di depositarli in Cassazione, avendo io partecipato da moltissimi anni praticamente al deposito di tutti i quesiti che abbiamo via via presentato, e davvero, non riuscivo a farmene una ragione e non capivo perché, e ho anche esordito con la battuta, che non era una battuta, ma per me un programma di lavoro, un impegno: “sono per la separazione delle carriere dei magistrati, ma sono contro la separazione delle carriere referendarie”, nel senso che, nel momento in cui ci sono 12 quesiti depositati, per me, per i radicali, la campagna è su 12 referendum radicali. Dopodiché, è chiaro che difficilmente riusciremo a coinvolgere – naturalmente da laico spero di sì – ma difficilmente riusciremo a coinvolgere e mobilitare il PDL sull’8×1000, per esempio, o sulla droga, o sull’ immigrazione, essendo tra l’altro in particolare la Bossi- Fini e la Fini-Giovanardi delle leggi che portano proprio il timbro del governo berlusconiano degli ultimi anni, allo stesso modo mi pare difficile che, per esempio, parti della CGIL o di SEL o di altre formazioni di quell’ area, si mobilitino per la responsabilità civile dei magistrati, che forse è il quesito più importante di tutti e dodici, o per la separazione delle carriere, ma va benissimo, nel senso che i radicali raccolgono su tutti e dodici e poi si cercano alleanze, adesioni, raccoglitori di firme a 360 gradi cercando di coinvolgere ciascuno su uno o più quesiti. Dopodiché, io posso comprendere che alcuni epiteti [“ignobile”, riferito sempre al metodo seguito, non alle persone, e mai riferito a Marco Pannella, mai nominato in tutta l’intervista “incriminata”, ndr] possano essere stati considerati eccessivi o eccessivamente brutali, e visto che così è stato, sfrondiamo dagli epiteti e richiamo l’attenzione sul fatto e sui fatti che hanno provocato la mia reazione, le mie dichiarazioni e la mia azione, riguardo proprio alla “separazione delle carriere referendarie”: allora, a me non sembra una cosa bella, non mi sembra una cosa fatta bene, non mi sembra una cosa logica e non mi sembra nemmeno una cosa utile, con la storia che ho, di dover apprendere un venerdì sera dal sito, dopo che c’è stato un percorso di un certo tipo, dopo che c’è stato tutto il tempo per farlo bene e meglio e coordinati, magari definendo un pacchetto più ridotto e meglio assortito, più bilanciato eccetera, di doverlo apprendere del sito; che non mi e ci sia stato chiesto se volevamo depositarli in Cassazione, che ieri sia venuto fuori questo appello che tra l’ altro io sarei stato felicissimo di sottoscrivere, peccato che c’è stata grande cura nel prepararlo, nel raccogliere alcune firme e adesioni, e molta cura nel non raccoglierne altre, tra cui per esempio la mia. Non mi pare una cosa fatta bene, non mi pare una cosa sensata, non mi pare una cosa utile, perché conosciamo l’impegno che richiede una campagna referendaria, e la motivazione di questo mio intervento risponde alla finalità, alla finalizzazione dell’obiettivo, voglio, e credo lo vogliano tutti, portarli a casa tutti e dodici, il mio obiettivo da militante, prima ancora che da dirigente politico di Radicali italiani, è portarli a casa tutti e dodici. Se vogliamo portarli a casa tutti e dodici, il metodo non mi torna troppo, soprattutto vivendo noi sedici ore al giorno nella stessa casa, nello stesso posto, non mi pare utile, non mi pare sensato, non mi pare che aiuti, e credo di essere stato anche molto sobrio e molto preciso nella lettera che ho invitato a Formiche.net. Anche il passaggio che ho fatto sul tradimento berlusconiano dei referendum del 2000 sulla giustizia…  io non ho “il problema” di Berlusconi, ma proprio non ce l’ ho, ed è noto, notissimo, stranoto. Quando c’è stato da incontrare Storace, ci siamo andati io e Maurizio Turco, non ho avuto problemi da radicale nemmeno a fare quel tentativo. Proprio per questo, però, io sto dicendo queste cose, io sto facendo queste cose, non perché ho un problema di “orgoglio personale”, ma perché credo che sia doveroso anche rispetto alla carica che pro tempore ricopro, rispetto agli iscritti. L’ultima cosa che voglio dire è questa: Marco mi ha insegnato, letteralmente, sin da ragazzino, sin da adolescente, il valore della tolleranza, del dialogo e dell’ inclusione. Nel momento in cui si convoca una qualsiasi riunione, è matematico che Marco si incazza come una bestia, tirandoti giù l’elenco delle persone che magari a una riunione piuttosto che un’altra, ti sei o ci siamo dimenticati di invitare. Allora, siccome, come ci è stato appunto comunicato dal sito, come abbiamo potuto apprendere, si è creato questo comitato di compagni che ha saputo lavorare benissimo, ma a fari spenti diciamo, così, siccome quel comitato poi ha chiesto a Marco di presiederlo e tutto quanto, io forse mi aspettavo più da Marco che dicesse magari agli altri compagni, proprio in quanto compagni, l’avete detto a quegli altri, non avete invitato gli altri?, eccetera, francamente poi, tutto il discorso che finisce per ridursi a quello che ha quattro quarti di nobiltà, quello che ha due quarti, quello che è più “puro”, quello che è più impuro quello che è più bravo, quello che è più stronzo… non è che non mi interessa, mi interessa nella misura in cui si lavora male, si lavora scoordinati, nella misura in cui si crea una “separazione delle carriere”, e più lavoro per evitarla e più invece mi trovo spesso a ricominciare da capo. Tutto qui. Mi pareva che fosse, epiteti a parte, abbondantemente chiaro sia nell’intervista che nei testi scritti, e anche il mio richiamo, e concludo, al tradimento berlusconiano del 2000 eccetera… io non ho un “problema” con Berlusconi, voglio solo evitare che accada di nuovo [il tradimento berlusconiano di quel pacchetto di referendum sulla giustizia, ndr] e che quindi, questa volta niente scherzi, insomma l’abbiamo già  visto nel ‘94, nel ‘96 e nel 2000, nel 2005 con l’ospitalità, eccetera, poi sono laico, quindi per me contano solo i fatti. Se ci si sta e si comporta bene, benvenuto anzi bentornato!

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