A grande richiesta, e per festeggiare l’imminente uscita de “Il Berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi”, scarica gratis il primo libro di Michele De Lucia “Fiat quanto ci costi? Come la grande industria privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti”

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“Il Berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi” (Kaos edizioni, 2014), disponibile da questa settimana in Lombardia e dalla prossima in tutta Italia, sarà il mio settimo libro (clicca qui per saperne di più).

Per festeggiarne l’uscita, ho pensato che era arrivato il momento di fare io un regalo ai miei lettori, rendendo disponibile per la prima volta on-line, e gratuitamente, Fiat quanto ci costi: come la grande industria italiana privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti (Stampa Alternativa, 2002). Trovate il link verso la fine di questo post, e vi dico subito che si tratta di una iniziativa una tantum, dovuta al fatto che il volume è ormai introvabile da molti anni: non verrà ripetuta per nessuno degli altri miei libri, che non sono e non saranno disponibili in formato elettronico.

Fiat quanto ci costi è stato un libro importante,  e la sua storia è piuttosto curiosa. Tra la fine del 1999 e l’inizio del 2000 ero alla ricerca di una buona idea per la mia tesi di laurea in Giurisprudenza. Buttai giù una serie di appunti e spunti, fino a quando non mi si accese una lampadina: da anni sentivo Marco Pannella citare Ernesto Rossi, la “privatizzazione dei profitti” e la “socializzazione delle perdite”, dire peste e corna degli Agnelli, della Fiat e della Cassa integrazione. Feci qualche ricerca, ma non cavai un ragno dal buco: non esisteva in Italia uno studio davvero completo sulla Cassa integrazione straordinaria, su come veniva finanziata, su quanto era costata ai cittadini e alle imprese, sui risultati ottenuti. Quale migliore occasione per provarci io?

Il passo successivo fu compilare una serie di moduli e presentarmi dal mio professore di Diritto del Lavoro, Matteo Dell’Olio (una persona straordinaria, che purtroppo non c’è più. L’idea gli piacque, sapeva che ero radicale, e mi disse: “La tesi non è mia, è tua. L’importante è che tenga da un punto di vista scientifico, per il resto puoi dire liberamente tutto quello che vuoi”). Il titolo della tesi era: “Condizioni e requisiti per la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria”. Ci lavorai come un pazzo per più di un anno, e fu come scoperchiare un vaso di Pandora. Tutti sapevano che la Cassa integrazione era una truffa ai danni dei lavoratori, un parcheggio il più delle volte senza ritorno, un modo per le grandi imprese decotte di drenare risorse dalle casse dello Stato e delle imprese più piccole e competitive, ma nessuno parlava, o meglio: qualcuno parlava e pure tanto, ma non davanti a un registratore acceso. Indossai i panni del piccolo detective ficcanaso e cercai materiale ovunque: in Confindustria, dai Sindacati, in diversi Centri studi. Fino al colpo di fortuna finale, l’incontro con il dottor Leonello Tronti (Istat) che mi mise a disposizione uno studio, assai scomodo e per questo rimasto inedito, realizzato in collaborazione con il Cnr. A maggio del 2001 finalmente mi laureai, presentando alla Commissione un lavoro che ancora oggi è unico nel suo genere in Italia.

Un anno dopo, grazie al contributo del Partito radicale e dei Deputati radicali al Parlamento europeo, quella mia tesi di laurea divenne Fiat quanto ci costi. Mi dissero alle otto di sera di un venerdì che avrei dovuto consegnare il file a Stampa Alternativa la mattina dopo. Ne seguì una nottata memorabile di taglia, cuci, nicotina e caffè: per questo il linguaggio è molto tecnico, scientifico, ponderoso. Oggi ho uno stile di scrittura completamente diverso da Fiat, e i miei lettori lo sanno.

Come andò a finire? Stampa Alternativa pensò – sbagliando – che il libro non avesse mercato: non lo distribuì nelle librerie, ma lo mise in vendita sul suo sito come edizione speciale limitata, mentre le altre copie (2.500/3.000, se non ricordo male) vennero inviate alla sede del Partito radicale e distribuite grazie ai punti di riferimento e alle presentazioni. Risultato: in pochi mesi Fiat quanto ci costi non solo andò completamente sold-out, ma divenne un vero e proprio “cult” tra addetti ai lavori e non. Il grande giuslavorista Pietro Ichino ne scrisse una bella recensione per la prestigiosa Rivista italiana di Diritto del Lavoro (potete leggerla qui).

Da molti anni Fiat quanto ci costi è introvabile. Io stesso ne ho ancora giusto un paio di copie, mentre il file pdf originale è andato perduto (e da Stampa Alternativa mi dicono che non è possibile recuperarlo…). Allora, con uno scanner e un po’ di pazienza, ho ricavato da una copia cartacea la versione in formato pdf che potete scaricare cliccando qui: Fiat quanto ci costi.pdf (Stampa Alternativa, 2002). Qui invece trovale il file per i lettori Kindle e Kobo: Fiat quanto ci costi (Kindle + Kobo),

Da allora molto tempo è passato, ma le cose non sono cambiate se non in peggio. Il buco nero dell’assistenzialismo e della spesa pubblica clientelare è sempre lì, la riforma universale degli ammortizzatori sociali non è stata fatta, le grandi imprese hanno sempre i loro santi in paradiso (magari oltreoceano), il muro di Berlino è caduto da un pezzo ma quello che divide garantiti (sindacalizzati) dai non garantiti no, e via di seguito.

Non so se e quando tornerò a fare politica mettendomi in gioco in prima persona in un soggetto politico organizzato. Di certo sono e resto radicale (ma come lo intendo io: libero) e non ho nessuna intenzione di dismettere l’opera di controinformazione iniziata nel 2002 con Fiat quanto ci costi e proseguita nei libri successivi. Di questo ringrazio il mio editore, Kaos, tutte le amiche, gli amici, le compagne, i compagni, le lettrici, i lettori che in questi anni mi hanno sostenuto, letto, compreso, animando un passaparola che ha costituito il vero successo dei miei libri.

Un pensiero e un in bocca al lupo a tutte e a tutti voi!

Michele De Lucia

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