Politica e informazione, c’è chi dice no: giovedì 11 settembre a Milano i giornalisti d’inchiesta Michele De Lucia e Stefano Santachiara presentano insieme due nuovi libri che mettono a nudo l’Italia di Berlusconi e Renzi

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Comunicato stampa

Milano, giovedì 11 settembre 2014, ore 18

Libreria Coop Statale, via Festa del Perdono n. 12

Alfredo Faieta intervista

Michele De Lucia e Stefano Santachiara

bloggers del Fatto Quotidiano

sui loro due nuovi libri, rispettivamente

«Il Berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi» (Kaos edizioni), pubblicato a maggio e arrivato fino al 1° posto nella classifica di Amazon.it,

e «Calcio, carogne e gattopardi: il controllo sociale del potere finanziario e politico ai tempi di Berlusconi e Renzi» (in uscita proprio l’11 settembre, viene presentato per l’occasione in prima nazionale).

Michele De Lucia (Roma, 1972), già tesoriere di Radicali italiani, oggi giornalista e scrittore, blogger del Fatto Quotidiano, è autore di diversi libri-inchiesta, tra cui «Fiat quanto ci costi?» (2002, Stampa alternativa), «Il Baratto. Il Pci e le televisioni: le intese e gli scambi tra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni Ottanta» (2008) e «Al di sotto di ogni sospetto. 1963-1993: trent’anni di scandali affaristici e di guai giudiziari di Silvio Berlusconi prima del 1994» (2013, entrambi per Kaos edizioni);

Stefano Santachiara (Carpi, 1975), giornalista d’inchiesta, dal 2009 corrispondente del Fatto Quotidiano, dalle cui colonne scrive di corruzione, devastazione del territorio, penetrazione delle mafie e poteri occulti, finanziari e istituzionali, ha svelato il primo caso accertato di rapporti tra ‘ndrangheta e PD al nord. è autore con Ferruccio Pinotti del libro «I panni sporchi della sinistra. I segreti di Napolitano e gli affari del PD» (2013, Chiarelettere, alla quarta ristampa).

Con l’evento milanese dell’11 settembre prossimo i due autori – che per primi hanno scoperchiato la pentola dei rapporti inconfessabili e inconfessati tra Berlusconi e la sinistra, dell’occupazione sistematica dei media e dell’uso del calcio secondo l’antica regola del «panem et circenses» – rilanciano il loro grido d’allarme contro una crisi di conformismo figlia di un’informazione sempre più asservita al potere e ai potenti, che ha azzerato il confronto e ridotto gli spazi di dibattito a veri e propri ghetti.

Abstract

Michele De Lucia, «Il Berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi» - Da studente liceale osteggiava il sesso prematrimoniale. Da giovane faceva il portaborse di un deputato ex Dc. Da politicante nella Margherita era il galoppino di Francesco Rutelli. Poi, nutrito di tv e di berlusconismo, ha cominciato la sua scalata di potere, benedetta da Comunione e liberazione e dai Focolarini. A partire dal 2004, per un decennio Renzi fa l’amministratore locale (presidente della Provincia e sindaco di Firenze) a colpi di slogan, populismi e demagogia, con una dedizione ossessiva ai mass media secondo la dottrina berlusconiana. Utilizzando le cariche pubbliche, Renzi tesse la sua personale ragnatela di potere, il cui regista nell’ombra è l’ultracattolico Marco Carrai (ex Forza Italia), e il cui alveo internazionale scorre tra Washington e Tel Aviv. Alimentata da un fiume di denaro, la ragnatela del potere renziano viene sostenuta da organizzazioni cattoliche, da imprenditori e finanzieri, da scabrosi personaggi come l’americano Michael Ledeen, e da Silvio Berlusconi in persona. Questo libro ricostruisce tappa per tappa la scalata di Matteo Renzi culminata nella presa di palazzo Chigi. Alla guida di un governo nato da una crisi extraparlamentare, privo di viatico elettorale, espresso da un Parlamento delegittimato perché eletto con una normativa incostituzionale, basato su una ambigua maggioranza truffaldina rispetto al mandato elettorale. E con un governo del genere, Renzi intende manomettere la Costituzione.

Stefano Santachiara, «Calcio, carogne e gattopardi: il controllo sociale del potere finanziario e politico ai tempi di Berlusconi e Renzi» – Il business dei contestati Mondiali in Brasile ingrassa la Fifa e i brand player, i manager e i procuratori, le tv e i grandi marchi per miliardi di tifosi-consumatori. Le inchieste sul calcio fanno emergere illegalità di ogni genere, dalle partite truccate per le scommesse clandestine a presunte tangenti per l’assegnazione di Qatar 2022. In un’Italia in crisi permanente, schiava dell’austerity europea e della grande finanza, lo Stato permette ai club di spalmare i debiti col fisco e spende 45 milioni di euro a stagione per garantire gli stadi da ultras violenti e tollerati, ricettacolo dell’estrema destra e infiltrati a servizio delle mafie. In alcuni momenti storici gli eventi calcistici sono stati adoperati per legittimare feroci dittature e, in democrazia, come arma di distrazione di massa per distogliere tempo ed energie alle rivendicazioni sociali. Nel Bel paese gli operai tifano da sempre la Juventus dei padroni della Fiat, il Napoli di Maradona fece dimenticare le ruberie del dopo terremoto in Irpinia e l’espansione della camorra, Silvio Berlusconi vinse tre scudetti col Milan prima di scendere in politica e fermare i Progressisti di Occhetto, una sinistra che ancora non era stata rieducata all’atlantismo e al liberismo. Gli stessi poteri forti che si schierarono con Berlusconi, oggi sostengono Matteo Renzi contro i sindacati e il sistema pubblico. Durante la scalata al Pd di Bersani e al governo, Renzi ha potuto beneficiare dell’immagine e della popolarità di un amico particolare: l’allenatore della Nazionale. Ma se Cesare Prandelli si è dimesso dopo la bruciante eliminazione ai Mondiali, il premier e segretario democratico resta saldo al timone sulle ali di un’ampia maggioranza parlamentare ed elettorale, silenziosa e post democristiana. Sarà un nuovo ventennio di calcio, carogne e gattopardi?

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